L’importanza di chiamarsi Ernesto. Punti di vista non richiesti

C’era davvero la necessità di inaugurare un altro blog in un momento come questo? Che senso ha l’ennesimo spazio virtuale nel quale rovesciare parole e punti di vista non richiesti da offrire in pasto alla rete proprio ora che l’opinione è assurta a sentenza? Forse sarebbe meglio tacere, rifugiandosi per prudenza nella riflessione, limitandosi a osservare l’eterno scontro tra gli unti del Signore, contrapposti in agguerrite fazioni.

È però in momenti del genere che l’essere franchi (un altro significato della parola “Earnest” del capolavoro di Oscar Wilde che mi ha ispirato il titolo) assume un’importanza più che simbolica nel rifiuto del dibattito come scambio di slogan preconfezionati in cui ha la meglio chi più grida e meglio offende. Coerenza e onestà intellettuale sono il lusso di chi non ha secondi fini o campanili da difendere e scrive e ragiona per il gusto di farlo, per sentirsi vivo. Qui troverete sempre uno spazio dove poter dire la vostra, nel rispetto degli interlocutori e del sottoscritto, che vi ospita. Parlerò di tutto quello che mi ispira, che mi incuriosisce o che mi indigna. A volte parlerò di calcio e di Milan, vecchia passionaccia che diventa, anno dopo anno, più forte.

L'importanza di chiamarsi Ernesto. Locandina del film del 1952 diretto da Anthony Asquith

Non ho alcuna verità da regalarvi, né cerco parole definitive. Mi interrogo sul mondo in cui viviamo, lo filtro con le lenti della mia educazione e delle esperienze fatte. E mi ritrovo, spesso, ad agire per sottrazione, ricavando dal fatto su cui ragiono una nota positiva, la sola fiammella che, ostinatamente, continua ad ardere. E pazienza se sempre più spesso il re è nudo: tocca a noi tutti rivestirlo, parola dopo parola, comportamento dopo comportamento, evidenziando quello che secondo noi è inaccettabile e come vorremmo che fosse. Destrutturare la realtà per poi ristrutturarla, a modo nostro. Né più, né meno.


“Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.

– Eugenio Montale

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